Era l’ultima domenica di settembre, nella spiaggia poco affollata un bagnante attraversava la spiaggia trasportando sulle spalle un gigantesco materassino gonfiabile. Un amico incrociandolo gli chiede se poteva prestargli il materassino.
“Quando vuoi. Guarda che questo materassino qui vuole gonfiato bene prima di metterlo in acqua.”
In spiaggia c’erano molti turisti e ho pensato a come poteva suonare la frase “Il materassino vuole gonfiato” a un non sardo. Strampalata, di sicuro. Eppure nell’italiano regionale della Sardegna questa costruzione “passivo necessitativa” è molto diffusa: il materassino non DEVE essere gonfiato. VUOLE esserlo. Ma sarebbe sbagliato etichettare questa struttura linguistica semplicemente come una scorrettezza. La trasposizione della costruzione tipica della lingua sarda: chèrrere/bolliri + participio passato è un modello linguistico caratteristico; perfino l’enciclopedia Treccani, parlando specificamente dell’italiano di Sardegna, riporta come esempi «la macchina vuole pagata» e «questo vuole fatto. Per me questo costrutto rivela qualcosa di profondamente radicato tra i sardi, una sorta di animismo ancestrale che ha trovato sfogo nella sintassi, una magica comprensione della volontà o dei bisogni di cose animate e inanimate.
Così l’esperto in arrosti vi dirà che il porchetto vuole cotto a fuoco lento, la signora che si lamenta per i lavori domestici dirà che i piatti vogliono lavati tutti i giorni e la zia che vi regala una pianta vi informerà che vuole innaffiata ogni quindici giorni.
Qualcuno dirà: e allora il papà di un neonato che informa la moglie che “il bambino vuole cambiato” come si concilia con la teoria dell’animismo? Secondo me l’estensione del costrutto passivo-necessitativo ai bambini non inficia la mia ipotesi, tutt’altro, è la classica eccezione che conferma la regola; vorrei dimostrarvelo ma purtroppo non fa a dilungarmi troppo su questo argomento perché sennò il nostro Rettore mi dice cosa.
Marianna Vitale (Spigolatrice di Aristan)
“Secondo me l’estensione del costrutto passivo-necessitativo ai bambini non inficia la mia ipotesi, tutt’altro, è la classica eccezione che conferma la regola; vorrei dimostrarvelo ma purtroppo non fa a dilungarmi troppo su questo argomento perché sennò il nostro Rettore mi dice cosa.” Da IL MATERASSINO VUOLE GONFIATO – Editoriale di Marianna Vitale (Spigolatrice di Aristan)



