LA TAZZA VUOTA


Editoriale del 6 novembre 2026

Come sostiene una celebre frase pedagogica, “Non importa quanta dignità tu abbia. Se un bambino ti passa una tazzina vuota, tu devi bere”.

E io aggiungerei che devi bere anche se te la porge un bonobo.

Compatibilmente con la possibilità di incontrare nella nostra vita questo cugino peloso, sappiate che anche loro sono in grado di giocare a “far finta di”.

Ultimamente il meraviglioso Kanzi, bonobo addestrato a comunicare con il linguaggio dei segni, ha dimostrato che era in grado di comprendere e seguire scenari di gioco del far finta, un’abilità cognitiva precedentemente ritenuta esclusiva degli esseri umani.

Facciamo finta che questo legno sia un cavallo, facciamo finta che questa bambola sia un bambino vero, facciamo finta che questi sassolini nel pentolino siano polpette e piselli. Ognuno di noi ha ben presente questo tipo di gioco che è alla base del nostro gioco infantile.

Nell’esperimento condotto con Kanzi, un ricercatore prendeva una caraffa e due bicchieri, tutti vuoti e trasparenti. Poi faceva finta di versare del succo nei bicchieri. Successivamente, fingeva di svuotare il contenuto di un bicchiere nuovamente nella caraffa. Alla fine, quando veniva chiesto a Kanzi dove fosse il succo, lui indicava correttamente il bicchiere che, secondo il gioco, conteneva ancora del succo immaginario.

In poche parole, Il bonobo possedeva nella propria mente la rappresentazione di un oggetto immaginario e, contemporaneamente, era in grado di sapere che quell’oggetto non era reale.

Ogni nuova ricerca etologica, sposta sempre un po’ più il là, il confine della nostra unicità.

Ormai in una o più specie, diverse dall’uomo, è stato riscontrato l’utilizzo di strumenti, l’empatia, la consolazione, la cooperazione, il gioco, il divertimento, la presenza di cultura e tradizioni, il riconoscimento di sé, la comunicazione complessa e la pianificazione del futuro.

Ciò che, a meno di future scoperte, rimane ancora una nostra prerogativa è la complessità del nostro linguaggio, la cumulabilità della nostra cultura (le conoscenze vengono sommate generazione dopo generazione), la capacità di creare realtà immaginarie condivise (basti pensare al denaro, alle leggi e alle convenzioni).

Ma al di là di tutto ciò, dopo aver letto le ricerche su Kanzi, continuo a pensare che se un bonobo può immaginare qualcosa che non esiste, vuol dire che può anche desiderare qualcosa che non ha mai avuto? Tra immaginare e desiderare c’è un salto importante. Ma se il salto è compiuto, è possibile che un animale possa immaginare e desiderare una vita diversa dalla propria?

Monica Mazzotto (Biofila di Aristan)

“Ultimamente il meraviglioso Kanzi, bonobo addestrato a comunicare con il linguaggio dei segni, ha dimostrato che era in grado di comprendere e seguire scenari di gioco del far finta, un’abilità cognitiva precedentemente ritenuta esclusiva degli esseri umani.” Da LA TAZZA VUOTA – Editoriale di Monica Mazzotto (Biofila di Aristan)


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