Ed ora, fratelli banditi, racconto sotto la quercia del priorato di Dio di come conobbi la rabbia e l’orgoglio bucando la pancia del mio abate.
E vi dico, fratelli banditi, sotto la quercia del priorato di Dio, di come sia la morte padrona di ogni cosa. Soprattutto del nostro cuore.
Ed ora, fratelli banditi, racconto sotto la quercia del priorato di Dio, di come sia dolce la vendetta e triste il perdono.
Non so perdonare, fratelli banditi, neppure sotto la quercia del priorato di Dio, e la dolcezza del mio cuore sia diventata ancora più dolce da quando ho bucato la pancia di quel priore degli uomini.
Mi cadde nell’animo.
Mi cadde nell’animo.
E vi giuro, fratelli banditi, davanti alla quercia del priorato di Dio, che io sono padre Luca Cubeddu, il poeta, che cantò di come il priorato di Dio fosse senso di morte, e di vita.
Perché, fratelli banditi, mi sia testimone la quercia del priorato di Dio, non si può vivere quando se non si applica prima del perdono la vendetta, se non si uccide chi ci disturba impedendoci di esistere, togliendoci la serenità.
Gli ho bucato la pancia, a quella botte immonda, e alla botte del buon vino del convento mi sono dissetato dopo questa mia fatica.
Stappate le bottiglie sotto la quercia del priorato di Dio, e facciamo festa, perché è morto l’abate dei porci e noi siamo qui, a pregare il Dio della vendetta e del perdono, essendo la vendetta precedente al perdono.
Benedico il pane carasau, e sarà l’ostia la mia disciplina, lo benedico sotto questa quercia del priorato di Dio. E benedico il vino.
E benedico i maldicenti.
E i benedicenti.
E chi si vendica.
E chi si difende.
E chi uccide per non morire.
E chi non muore.
E chi perdona dopo la vendetta.
Padre nostro che sei nei Cieli, ripete con me, fratelli banditi, sotto la Quercia del priorato di Dio.



