QUANDO GLI AEREI ERANO COSÌ UMANI


Editoriale del 16 ottobre

«Professore, per Natale mi farà un regalo?» Così mi salutò la giovane impiegata al gate di Elmas. «Venga in orario!» Era un modo gentile per rimproverarmi dei miei frequenti ritardi.

Quel Natale del 1973 mi presentai al gate con mezz’ora di anticipo. «Non ho dimenticato né la sua preghiera, né il suo sorriso», le sussurrai. Monica — così si chiamava quella ragazza — arrossì e mi chiese la carta d’identità. Allora fui io ad arrossire… e impallidire: avevo dimenticato il portafogli!

Dovetti chiederle un gettone per telefonare a casa. Fu una telefonata concitata: «Claudia, portami il portafogli, subito!» «Dov’è?» «Lo sai benissimo!»

Attesi col cuore in gola il taxi con Claudia e il portafogli, sullo spiazzo davanti alle partenze. Monica mi accompagnò di corsa fino alla pista. Il pilota, dalla portiera ancora aperta dell’aereo, mi gridò: «Aiò, movirindi!». Gli spiegai il ritardo e, per darmi un contegno, esclamai: «Homo sine pecunia, imago mortis.»

«Non ho fatto il liceo classico», mi rispose, poi aggiunse con tono meno riguardoso: «Ma lei che studi ha fatto?»

Qualche settimana dopo invitai Monica a cena per ringraziarla. «Ti aspetterò sotto il Bastione, alle otto di domenica. Sarò puntuale!» «Col portafogli», aggiunse lei.

Gianluigi Gessa (Neuroscienziato di Aristan)

“Quel Natale del 1973 mi presentai al gate con mezz’ora di anticipo. «Non ho dimenticato né la sua preghiera, né il suo sorriso», le sussurrai. Monica — così si chiamava quella ragazza — arrossì e mi chiese la carta d’identità.” Da QUANDO GLI AEREI ERANO COSÌ UMANI – Editoriale di Gianluigi Gessa (Neuroscienziato di Aristan)


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