IL REALISMO DELLA MISERICORDIA


Editoriale del 25 agosto 2026

Tutti entusiasti per il discorso di Leone XIV a Rimini. Non solo il popolo di Comunione e Liberazione, le 80 mila persone che affollavano il meeting di Rimini (ma circa un milione lo ha seguito su Rai Uno e TV2000) e i cattolici: il Papa è stato acclamato dalla destra, dalla sinistra, dalle istituzioni e dagli atei.

Che cosa ha detto? In sostanza due cose: che la guerra è sempre inaccettabile e che non bisogna diffidare dei migranti. I nemici non esistono e, casomai, l’unico nemico è dentro di noi.

“Al falso realismo, che riarma le menti, le parole e le nazioni, la cultura cattolica ha oggi da opporre il realismo della misericordia, per il quale non possono esistere nemici e tutti, anche gli avversari, sono fratelli e sorelle da guardare negli occhi e incontrare nella verità”. E, per quanto riguarda i migranti: “Prima di confini, definizioni e istituzioni ci sono sempre le persone. Questa consapevolezza è al cuore del Cristianesimo… Liberiamo la convivenza dal sospetto”.

Infine, a sigillare entrambi i concetti: “Il male non si combatte col male”.

Possibile che il consenso a queste parole sia stato così unanime, quando la destra grida ogni giorno al pericolo migranti (“soffia sul fuoco della stanchezza e della disperazione”, come ha detto Leone XIV) e le guerre continuano a venire finanziate dall’Europa, sinistre comprese? Sarà indifferenza o ipocrisia? L’indifferenza di chi pensa va beh, che vuoi che dica il papa, è logico che predichi così, bravo, bei discorsi, questa è religione, poi la politica deve agire secondo altri criteri. O l’ipocrisia di chi ritiene “il realismo della misericordia” una baggianata, però criticare il papa fa perdere voti e consenso. Infatti non lo fa più nessuno (l’ultimo che ci ha provato, il povero Odifreddi, l’hanno cacciato da Repubblica e non lo invitano più in tv).

Quanto sarebbe meglio se le parole nobilissime e sacrosante di Leone XIV venissero discusse sulle pagine dei giornali, nei talk show televisivi e nelle sedi istituzionali, dove invece si approfondisce nei dettagli la penosa epopea di Ranucci e Lavitola.

Qualcuno potrebbe argomentare che le trattative per la pace hanno bisogno della forza di un esercito, altrimenti non c’è diplomazia che tenga, qualcun altro che l’immigrazione deve essere attentamente regolata per salvaguardare l’ordine pubblico. Obiezioni magari mediocri e terraterra, ottusamente orizzontali rispetto alla spiritualità verticale del Papa. Però comprensibili, umanissime: un politico di destra, centro o sinistra che si (e ci) interrogasse pubblicamente su questi temi sarebbe il germe di una rinascita della politica. Dimostrerebbe un’altezza di pensiero e un rispetto per il Papa mille volte maggiori dei meccanici applauditori universali.

Quelli che il Papa ha sempre ragione, è l’unico vero politico e pensatore del mondo, però noi facciamo il cazzo che ci pare, cioè il contrario di quel che dice lui.

Quelli che fanno finta che Gesù non abbia detto “porgi l’altra guancia” e sembrano trascurare che il Cristianesimo è basato su due sole cose: l’amore e il perdono.

Quelli che non capiranno mai il precetto di Sant’Agostino citato da Leone XIV a Rimini: “Se vogliamo cambiare il mondo, cominciamo da noi stessi”.   

Fabio Canessa (Preside del Liceo Olistico Quijote di Aristan)

“Prima di confini, definizioni e istituzioni ci sono sempre le persone.” Da IL REALISMO DELLA MISERICORDIA – Editoriale di Fabio Canessa (Preside del Liceo Olistico Quijote di Aristan)


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