Mi hai mandato, Vannina, minuscoli bulbi estratti dalla terra della tua splendida Olmedo.
Li ho messi a giugno a dimora annaffiandoli ogni giorno con cura.
Ma niente avvenne.
Ho proseguito a curare ciò che non vedevo sino a settembre e poi, stanco del loro silenzio, ho seminato un letto di basilico dove pensavo ci fosse solo morte e marciume, secondo la lezione che appresi da Lisabetta da Messina nella quinta novella della quarta giornata del Decameron, laddove si parla degli amori che finiscono in tragedia.
A fine mese il basilico nacque e fui contento.
Ma poi, dopo pochi giorni, ecco spuntare quella che mi parve erbaccia.
Non la strappai, per non distruggere il basilico, e pensavo d’essere stato costretto a sopportare il male per il bene.
Poi oggi il miracolo: il primo fiore di zafferano è spuntato nel cuore di una delle delle 10 piante.
Mi sono inginocchiato davanti a lui facendomi forza sui gradini della mia casa.
Lo sai, Vannina, che è per me difficile ogni movimento, e non avevo ancora preso il fentanyl.
Sospendendo la cognizione del dolore in omaggio alla bellezza assoluta, ho messo il mio volto davanti a lei sdraiandomi per terra.
Ed esaminai ogni più piccola nervatura del tenero petalo.
Il medico al quale devo questi anni inaspettati di vita mi ha chiamato proprio in quel momento rompendo la magia.
Mi ha fissato la pet per vedere se le mie inoperabili metastasi del mediastino sono cresciute ancora limitando la mia attesa di vita.
Non ci andrò.
Non mi interessa sapere quanto tempo mi resta.
Sarò eterno come quel fiore, che tu Vannina, hai consentito che sbocciasse nel mio giardino.
Un’eternità che in pochi giorni non sarà più visibile dal mondo ma che resterà per sempre nel cuore di chi non muore.
E rileggo nell’aria del sogno incostante delle emozioni gli hanzi della scrittura sigillare di Lao Tze, perfetti disegni magici nei quali il Maestro racconta la ricchezza del vuoto.
Non ti conosco Vannina, e mi hai mandato il dono della mia improbabile certezza.
Chiamo mio nipote perché mi aiuti ad alzarmi.
E mi accompagni nel mio lettino di ospedale.
Dove Tommaso mi inietterà il fentanyl facendomi volare per un’ora nell’empireo delle mie sensazioni.
Sarò stigma di zafferano, Vannina.
E colorerò il mio cielo.
Sino a quando potrò.
Colore io sarò.
Antonangelo Liori (Pastore di Aristan)
“E colorerò il mio cielo. Sino a quando potrò. Colore io sarò.” – Da FIORISCE SOLO PER ME LO ZAFFERANO – Editoriale di Antonangelo Liori (Pastore di Aristan)



