Sin da piccolissimo, sono attratto ipnoticamente dal mare. Sempre. Che sia agitato o calmissimo, a qualsiasi ora. Anche di notte, quando non c’è la luna ed è buio pesto: in questo caso lo ascolto, ed è come se fosse parte ancestrale della mia essenza.
Anche mia madre adorava il mare. Nuotava benissimo e diceva di essere un delfino in incognito. Sono nato in luglio e, sino a pochi giorni prima del parto, ha sguazzato felicemente nell’acqua di Torre Grande per farmi sentire già nel suo ventre il suono gentile delle onde. Quando sono nato, mi ha cullato da subito, quasi religiosamente, nell’acqua di mare.
Dico questo per raccontarvi una procedura, quasi un rito, che ho adottato dal giorno in cui ho compiuto sessant’anni.
Nell’estate del 2011, per il rinnovo di un documento, scoprì che mi ero accorciato di due centimetri: da un metro e ottantacinque ero sceso a uno e ottantatré. Il medico che mi misurò mi spiegò che era la conseguenza del normale assottigliamento dei dischi intervertebrali dovuto all’età, poi aggiunse sorridendo: «Nuoti e vedrà che il suo accartocciamento rallenterà».
Non sapevo se scherzasse, ma l’idea di nuotare mi piaceva. Da quasi vent’anni non praticavo sport. Cominciai a nuotare regolarmente.
Da subito riuscii a nuotare a lungo, senza cambiare ritmo: non frenetico, ma nemmeno blando. Molti anni prima, anche quando praticavo sport, senza allenamento mi sarei stancato presto; invece fluttuavo come in un sogno, senza alcuna fatica. Incredibile.
Quell’anno andai al mare quasi tutti i giorni, sino a ottobre inoltrato, quando l’acqua cominciò a raffreddarsi – non tollero la muta – mi dimenticai dell’accartocciamento (per la cronaca, i due centimetri li avevo comunque recuperati) e mi abbandonai completamente a quel piacere intenso, quasi metafisico.
Quando nuoti così, è come se fluttuassi in una dimensione senza tempo, tra il sogno e l’infinito, tra ricordi ancestrali e giochi acrobatici del futuro. I pensieri passano liberi. Qualche volta sono semplicissimi, altre volte certi problemi si sciolgono nella loro inconsistenza filosofica. E, di tanto in tanto, ti sfiorano intuizioni affascinanti che non avevi cercato.
Da allora ogni anno, dalla fine di giugno all’autunno inoltrato, nuoto tre o quattro volte alla settimana. E ogni volta è come se entrassi in uno stato di trance ipnotica, di rapimento, quasi di estasi.
Ma avantieri, 26 settembre, ho nuotato ininterrottamente dalle 11:45 alle 17:45. Sei ore, quasi senza accorgermene. Ero sbalordito. Non era mai successo. Se poi si considera che ho 75 anni, mi sembra una specie di miracolo.
Ma è, ne sono convinto, un miracolo alla portata di tutti: è sufficiente avere il mare a portata di mano e amarlo visceralmente. Entrando in acqua basta trovare la giusta frequenza del cervello e il gioco è fatto. A qualsiasi età. Non è difficile. Il trucco è abbandonarsi con naturalezza allo scintillio delle onde, al profumo di salsedine e allo sciabordio dell’universo.
Alla fine, dopo la doccia, consiglio sempre mezzo chilo di gelato alla panna, lasciato un po’ squagliare, con dentro due banane a pezzetti e una goccia di brandy.
Filippo Martinez (Acquatico)
“Sin da piccolissimo, sono attratto ipnoticamente dal mare. Sempre. Che sia agitato o calmissimo, a qualsiasi ora”. Da MARE – Editoriale di Filippo Martinez (Acquatico)



